giovedì 8 dicembre 2011

Miei,

quanto dolcissimi siete a preoccuparvi per me? Io sto benone, ma penso che il blog si fermerà almeno per un po’. Non so se il parlarmi addosso mi abbia stancato, oppure se mi abbia fatto bene. Mi è servito? Non so. Mi è servito buttare lì due righe, anche se nessuno mi si filava. Anzi, meno mi si filava e meglio stavo; mi ha reso più forte perdere alcuni amici per strada ed essere andato avanti comunque, anche se magari con qualche livido in più e qualche sorriso in meno. Ma probabilmente la verità più vera è che buttare fuori il peggio di me mi ha liberato e forse un po’ troppo, se a un certo punto mi ha fatto sentire vuoto, e anche noioso.



you're getting boring, you are so boring

lunedì 21 novembre 2011


this bird has flown

venerdì 11 novembre 2011

Ciao scrofette,

come state? Lo posso scrivere un post un po’ così così? Lo so che siete abituate a standard di altissimo livello, ma non è che posso sempre farvi ridere piangere emozionare bagnare. Ora sono a letto (no, non eccitatevi, vi prego!), dopo aver rassettato casa e fatto le valigie, perché domani vado a Berlino. Un taxi mi raccatterà alle 6.10 (cazzo cazzo cazzo) e poi alla stazione dei bus e di lì a Malpensa. Arriverò uno straccio, lì però pare che ci sarà sempre sole, solo con temperature dai +3 di giorno ai -3 di notte. Un assagio di inverno. Mi è venuta in mente questa cosa: qui sul blog preannuncio spesso gli spostamenti e i viaggi, ma poi, al ritorno, non ho mai voglia di raccontare com’è andata. Certo che sono ben strano, non trovate anche voi? Vabbè, basta con le domande! A Berlino ci andrò con l’Uomo palestra (ha preso a chiamarmi “il sultano” e la cosa mi piace), mentre oggi ho pranzato con CAP (dice che sono assente; anche a me stesso, gli ho risposto) e ieri sera cenato con Mr. Big Stuff (dice che nel gioco who are you?, riferito alle girls di S&tC, io sarei Miranda e onestamente penso che abbia ragione). Io però penso a Mr. It’s All True, anche stasera che tornavo a casa con la nebbiolina che sembrava di stare in un film di Tim Burton. Gli ho dato il nome Mr. It’s All True un po’ a casaccio, perché non sapevo come chiamarlo e avevo accanto il cd di Tracey Thorn. Che poi, essendo alto uno e novanta, era meglio Mr. Raise the Roof, che ha un video fichissimo tra l’altro. Facciamo che se la cosa ingrana, lo chiamo così. Il punto è che il mattino dopo avergli dato quel nome, inforco la bici e il random dell’i-pod sceglie proprio It’s All True. Su mille e rotte canzoni, proprio quella. Non può essere un caso, no. Mr. It’s All True mi ha poi risposto su fb, dicendo che non aveva letto il messaggio, ma che possiamo anche fare qualcosa d’altro, volentieri. Non so, a me Mr. It’s All True piace. È serio e pacifico, tiene un basso profilo e mi verrebbe quasi voglia di fare il bravo in vacanza. Quasi, eh. Perché poi magari lui mica mi pensa, non sarebbe la prima volta. Comunque ci penseremo al ritorno, e penseremo anche a come accalappiarlo. Dovrete consigliarmi, perché da quando ho compiuto ventun anni i ragazzi non mi cascano più spontaneamente ai piedi, ma devo fargli lo sgambetto.



Go away round the world

Talk to all kind of girls

But it’s me you won’t find

giovedì 10 novembre 2011

Pirlules Pink Pour Personnes Pâles # 86

Comunque, con sta storia dei cazzi di lì e dell’harem di là, qua son due settimane che non si batte chiodo.

|Se vi invito a cena da me, magari evitate le zucchine.|


martedì 8 novembre 2011

Se ne avessi solo due, direi che ho un diavolo per capezzolo, ma ne ho una cifra, dunque meglio dire che ho un cazzo per capello. E non solo perché sabato mi hanno tagliato i capelli a cazzo. Vabbè, senza star troppo a ciurlare (anche perché queste battute le ho già fatte un centinaio di volte e non ride più nessuno), devo almeno ricordarmi che domenica mi sono innamorato. Eh sì, eh già. Non volevo fare la solita figura della cretina, per questo ho aspettato a scriverlo. Love lives in strange places, cantava quella gran paragnosta della Kelly, e io mi sono innamorato al burraco. Mi ero fatto lo chignon, avevo indossato occhialetti a punta, fumavo come un turco e bestemmiavo come un facchino. Ero francamente irresistibile. Un appartamento all’ultimo piano, in centro a Milano, con una padrona di casa molto simpatica e gentile, come gli altri giocatori ghei; uno in particolare mi piaciucchia, tanto è vero che ieri mi sono messo a cantare - fortunatamente non sentendomi perché avevo l’i-pod - una sera incontrò un ragazzo gentile, lui quella sera era un lampo e guardarlo fu quasi uno shock (in versione Ambra Marie). Però non mi sbilancio: non è di lui che mi sono innamorato, almeno non ancora, anche se è alto un metro e novanta e un’arrampicatina me la farei. Mi sono innamorato dei tre Cavalier King Charles Spaniel. Un amore, in assoluto i cani più belli e più coccoloni che abbia mai visto, mi sciolgo solo a pensarci. È amore. Anche se pioveva, mi sono offerto di portarli giù a fare la pipì. Tre guinzagli e via a correre e farmi trascinare, sotto gli sguardi divertiti della gente. Ti portano in giro, ti baciano, ti leccano, ti coccolano, ti guardano con occhioni languidi, non parlano, hanno sempre voglia di giocare e ti ubbidiscono. Sì, insomma, chi ha bisogno di un fidanzato?


sabato 5 novembre 2011

Pirlules Pink Pour Personnes Pâles # 84

[...]

|Di questo passo mi toccherà cambiar palestra.|


venerdì 4 novembre 2011

«Non ci sono uomini, e non perché piove. L’uomo s’è ridotto a una convenzione fra le parti e nessuna delle due parti, maschile e femminile, crede più in questa convenzione, ma continua a sperare: le une nel sogno che sognano, gli altri nel sogno in cui sono sognati. Il vero uomo è il fantasma che dura più di ogni altro fantasma ridotto alla sua umana verità. Chissà come è stato che sia riuscito per tanti secoli a farla franca, spacciando per corpo suo la proiezione isterica delle donne e delle checche. Ormai il maschio, come il videotel, ha tradito i propri limiti fantasmatici. Ma alcune donne (e, va da sé, tutte le checche) non vogliono ancora aprire gli occhi: temono poi di non vedere niente del tutto, e a ragione.»

(Aldo Busi)

giovedì 3 novembre 2011

In questo periodo sto un po’ in crisi e no, non fate quella faccia perché già si capisce che non si riderà neanche in questo post. Almeno non volontariamente, ovvio. Sono in crisi per motivi di lavoro, perché fare il cretino in giro non è tanto vantaggioso e adesso ho miliardi di sensi di colpa. Cerco di convincermi che ogni tanto ci vuole, occhèi, ma quell’ogni tanto è finito. Sono in crisi per la casa bla bla bla. Sono in crisi per la vita privata: non che stia propriamente male, ma mi fa male creare disordine. Alla fine la filosofia del dire più sì andava bene per me, ma non per gli altri. CAP mi ha mandato due lunghissime mail con chiarimenti barra recriminazioni; con l’uomo-palestra procrastino o a porcastino che dir si voglia e anzi cerco di non andare in palestra quando so che c’è anche lui (anche se mi fa piacere vederlo e settimana prossima andiamo insieme a Berlino!); con Mr Big Stuff va bene, però c’è sempre un però. L’ho portato a una festa di Halloween e i miei amici me l’hanno bocciato: dicono che per me ci vuole un tipo più classico e posato. Lo pensavo anch’io senza che me lo dicessero loro, ma penso anche che mi ci sono già affezionato e ho paura di fargli del male. Nel frattempo faccio male anche a me stesso: per esempio ieri sera ero di strada rispetto a dove lavora, ho pensato di fermarmi a salutarlo, ma poi mi son detto che non era il caso. Mi avrebbe fatto piacere e di sicuro ne avrebbe fatto a lui, ma non volevo che si “illudesse” (non è la parola giusta) e così ho tirato dritto. Più tardi ci siamo sentiti ed è stato super-carino: lui è super-carino, dentro e fuori (anche se nei messaggi a volte mi chiama babe, come il maialino coraggioso). Ma c’è qualcosa che non va e che mi costringe a stare un po’ sulle mie anche quando invece vorrei lasciarmi andare. Non voglio sbilanciarmi, ma lo faccio per lui. Domani sera ci vediamo per un classicone di sempre: cinema e pizza. Ho invitato anche CAP, l’uomo-palestra e un altro amico di lunga data nonché ex. Non so se mi sono rincretinito proprio o cosa.



[I'll teach you]
how to keep people at arm's lenght and never get too close

lunedì 31 ottobre 2011

A volte penso che la mia vita sarebbe più felice senza la musica. Intendo la musica che si potrebbe genericamente etichettare come “pop(ular)”. Ne ho ascoltata tantissima e ne ascolto tanta, fin da quando ero bambino. Ricordo ancora il giradischi arancione, portatile, con cui mi chiudevo nella mia camera ad ascoltare i ’45 giri. E anche le musicassette: quando, la domenica, mio padre andava a vedere l’Inter in trasferta, me ne facevo portare una acquistata all’autogrill. Sembra preistoria, anche se non sono per nulla vecchio. Con la musica mi sono sentito felice, ho pianto e ho sognato ad occhi aperti. Mi sento felice, piango e sogno ancora ad occhi aperti. Sarà patetico, ma spesso la musica mi ha dato la forza e la speranza nei momenti più bui: le notti che ero sfinito ma mi costringevo a stare alzato ancora un po’ a studiare, i giorni che qualcuno se ne andava o non si decideva a voler arrivare. A tutt’oggi, quando sto giù o sono demotivato, le chiedo un aiuto e lei alla fine sa sempre cosa dirmi, quali corde toccare, anche se magari quelle parole voglion dire tutto e niente. Però penso anche che sia soprattutto la musica – più di altri media, come la letteratura o il cinema – che ha contribuito a creare in me un mondo di illusioni e aspettative che dubito la vita vera potrà mai realizzare. Se siamo tutto ciò che ci ha attraversato nella vita, la musica mi ha reso un sognatore, ma in fondo anche una persona fragile.

mentre dici che da tempo il tuo cuore non va

venerdì 28 ottobre 2011

Capiamoci, non è che la mia agenda sia sempre così incasinata. Anzi, proprio il contrario: sono ricorrenti i periodi in cui nessuno mi si fila e in cui passo tutto il fine settimana da solo e senza far niente di che; o dai miei, sempre senza far niente di che. E mica mi dispiace: il poter disporre di me liberamente è diventato parte della mia natura. La cosa mi spaventa, a pensarci, ma è così. In questo periodo invece ho deciso di lanciarmi di più e dire qualche “non so, vediamo” in meno. Il risultato è che ho tipo due inviti per sera, la testa per aria e una marea di arretrati che se ci penso mi viene da piangere, ma anche quotazioni in rialzo. Ci sono quattro persone variamente interessate a me: c’è l’istruttore di culoaerobica, più donna di mia madre, mia zia e mia cugina messe insieme e che mai oserei presentare a casa e che domenica, tanto per inquadrare il tipo, mi ha scritto un sms con scritto “Come va il mood?”: il mood, capisci?; c’è l’“amichetto” della palestra, che è persona supercarina e con cui mi trovo benissimo, ma come amico appunto; c’è CAP che mi perseguita con le sue insulsaggini e che ci soffre e mi dispiace; c’è quello di ieri sera, su cui potrei aprire una lunga parentesi ma per questione di tempo mi limito a dire che è venuto a casa mia, abbiamo [non è bon ton, ma tanta roba, NdB], poi cenato, poi [non è bon ton, NdB], poi il dolce e poi ho dovuto riaccompagnarlo a casa a unora indegna, per non farlo dormire da me. È uno di quelli che dice [nel senso che le ha dette, NdB] cose come “ora non sei più solo” e “ma dove sei stato fino ad ora?”, reputa segni del destino quelle che sono pure coincidenze, ride e/o sgrana gli occhi per tutto quello che dici e che poco fa mi ha mandato un sms con scritto “Thinkin of you...”, mentre stamattina uno con una maialata pazzesca che persino una sgualdrinella come me si vergogna a riferire. Insomma, di quattro non se ne salva uno, tanto che li farei ammucchiare fra di loro, così si calmano un attimo. Lo capisco anch’io che sono una brutta persona e anzi mi sento in colpa per quello che ho appena scritto del ragazzo di ieri sera. Scusa, mi dispiace, un po ti voglio bene. È che ora ho solo voglia di tornare da mia mamma, prenderci un divano ciascuno e guardarci le repliche di Marilena, sul serio dico.


giovedì 27 ottobre 2011

Tralasciando per un attimo che oggi ho pranzato con un panone unto e bisunto (ma vogliamo aprirla una parentesi sulla salsa rosa?), un bacio perugina (che ha la nocciola e perciò è diet), un cappuccino (con cacao, che fa bruciare le calorie) e una brioche (integrale, naturalmente) e tralasciando che sento che sto per morire per implosione, direi che sono fortunato, sì, ad avere un fisico che non richiede sacrifici, ma che la palestra in fondo un po’ aiuta. Ma poco poco, anche perché io ci vado per le seguenti ragioni, in ordine di importanza: 1) per spezzare la giornata; 2) per vedere di rimorchiare qualcuno in sauna o sotto le docce o nello spogliatoio; 3) per vedere un po’ di pisellame in sauna o sotto le docce o nello spogliatoio; 4) per guardarmi allo specchio per un tempo indefinito e: 4a) fare le prove di alzata di sopracciglio, tipo Santa Sarah Jessica nella sigla di S&tC, che sembra facile ma non lo è, perché deve essere solo un accenno di alzata sennò rischi l’effetto Adriano Celentano; 4b) fare le prove di occhiolino, ché ho sempre voluto essere uno di quelli che fanno l’occhiolino e prima o poi troverò il coraggio; 4c) guardarmi over the shoulder, tipo diva sul tappeto rosso quando si gira e ammicca ai fotografi; 5) per potermi mettere i guantini per i pesi, very maigol gekson; 6) per sgrassare e rassodare. Vabbè, adesso mi è venuto qualche senso di colpa e devo tirarmi su: per fortuna ho qui con me delle belle caramelline al miele (dunque senza zucchero).


mercoledì 26 ottobre 2011

09:40: «...buongiorno!»

10:21: «Ciao biondo!»

10:32: «Ahahahah...ho una voglia di te che domani ti faccio biondo io!»

10:45: «Allora smetto di usare lo shampoo alla camomilla :-)»

11:07: «...yep!»

|Cos’avrà poi di così favoloso, il mio bip.|


martedì 25 ottobre 2011

Penso si sia capito che sono uno di quelli che teme il passare del tempo: le giornate passano troppo in fretta, una sigaretta finisce subito, ti distrai un attimo e sono passati dieci anni. Sabato sera ero in macchina con due amici [oddio, uno l’ho conosciuto quella sera stessa, l’altro l’avevo visto solo una volta, NdB] e com’è come non è, salta fuori che c’est moi il più vecchio della banda [ma di poco, di due e quattro anni: in pratica sì, anch’io mi accompagno coi minorenni, NdB]. Conveniamo però che ne dimostro di meno [non vorrei millantare e devo essere onesto: non ricordo se abbiamo detto che ne dimostro meno in senso assoluto o meno di loro, NdB]. Prima, al Glitter, conosco un tizio e come al solito baro sull’età [ma stavolta di soli tre miseri annucci, ci sta, dai, NdB]. Ancora prima, a inizio serata, incontro un ragazzo che avevo frequentato per un po’ e che avevo lasciato senza ragione e di cui parlavo qui [per comodità lo chiameremo Pennellone, perché slanciato e snello e con delle doti pittoriche non troppo nascoste, NdB]. Pennellone chiede se mi sono laureato, al che alzo il sopracciglio e facciamo due conti: sono passati dieci e rotti anni. Porca pupazza, sono già uno di quelli che può ricordare storie di dieci e rotti anni prima. Una cariatide. Siamo entrambi un po’ sconcertati, però me ne esco con una gallineria delle mie, e cioè: “Ma siamo ancora entrambi bellissimi!”. Pennellone aggiunge che col tempo siamo anche migliorati, ma si capisce che lo dice tanto per dire, mentre io penso di aver perso un’occasione per dire favoloso. “Ma siamo ancora entrambi favolosi!” sarebbe stato molto più Sex & the City, oltre che molto più ghei. Comunque [e qui arrivo al punto anche se già mi vergogno di dove voglio andare a parare e mi chiedo se è il caso, NdB], comunque Pennellone è ancora un belvedere e mentre parliamo del più e del meno penso se richiedergli il numero. Perché quando ci vedevamo lui mi voleva... [non è bon ton, NdB], mentre io [come dirlo?, NdB], io non riuscivo ad aprirmi come un fiore di loto. Ecco, l’ho detto. Ed ecco, avrei potuto mostrargli che forse questi dieci anni non sono passati invano.