martedì 9 febbraio 2010

Detesto la gente che dice di uscire a comprare le sigarette e poi ciaolepalle, sparisce. Per questo volevo avvisare che dai prossimi giorni mi impauserò per un po’. Non devo salvare il mondo, ma ho bisogno di limitare le distrazioni. Non so neanche quando avrò tempo per fare sesso sfrenato, per dire.

Però ci tenevo a scrivere che sono soddisfatto di questa esperienza al maggese. Non credevo che sarebbe durata tanto e tanto per cambiare mi do il cinque da solo. Abituato a fare il principe sul pisello, mi ha fatto bene essere uno del mazzo e a volte sentirmi scagato: mi ha insegnato ad abbassare le arie. Mi è servito, sì. Sono contento di aver “conosciuto” molti cari bloggers fri-fri, che ringrazio tutti e in particolare i sostenitori della prima ora - come si dice: you know who you are. Ci si aggiorna, credo, per l’estate: sarà bello tornare e ritrovare Canarone strizzato in un mini-bikini.




There are too many options

There is no consolation

I have lost my illusions

What I want is an explanation

mercoledì 3 febbraio 2010

La Posta di Anastasia (IV)

Amici miei di myspace,

non posso tralasciare per troppo tempo la mia posta delle tre C, non posso, anche se sto un po’ alle cozze. La pimpanteria canarinesca di ieri mi ha spinto ad andare a nuotare alle 10 di sera e oggi ne pago i postumi: inutile dire che me ne sono pentito, anche perché sotto le docce non c’era neanche un porco!

Comunque buona lettura, amori miei...


Cara Anastasia,

ho un quesito al quale solo tu puoi rispondere: tutti mi dicono che sono gnocco, ma io mi sento piuttosto un tortellino. Che fare?

Confuso ’81


In effetti non c’è persona che potrebbe capirti meglio di me. La soluzione è semplice: prova a condirti con la panna e a farti montare, che poi ne riparliamo.


Anastasia, mia dolce,

mi sento stupido a scrivere quello che sto per scrivere, ma devo farlo: per me sta diventando impossibile vivere con questo fardello. Non ci conosciamo e non ti ho mai visto, ma non mi importa se sei alto o basso, magro o grasso, ricco o pezzente, bello o racchio... io ti amo, ti amo, ti amo!

Sempre TUO, xxxxx.


Ho capito: vuoi sapere di che colore ho le mutandine... Rosse! Porco!


Mia cara,

sono un tipo che ama distinguersi, sempre e ad ogn costo. Per questo avrei pensato di chiamarti “Ano”. Ti piace come soprannome?


Sì, potrebbe piacermi, se a te piace essere preso a calci.


Cara Anastasia,

sono un ragazzo di vent'anni, tuo fedele lettore. La vita dovrebbe sorridermi e le caprette farmi “ciao!”, invece mi affliggo. Guardo mia sorella truccarsi alla Amy Winehouse, passarsi lo smalto, mettersi magnifiche calze a rete e io... sento di odiarla. La cosa peggiore è che non capisco il perché, visto che sono sempre stato un fan del look da sgualdrina. Tu cosa pensi? Ti prego aiutami.


Cara Baby Jane,

scusa la brutalità, ma credo che la tua sia solo invidia. Mia cara, tu sei tutta donna, ma proprio tutta donna, con la D maiuscola.


Ogni giorno qualcuno si rovina per me,
non capisco perché.

martedì 2 febbraio 2010

Pilules Pink Pour Personnes Pâles # 24

Oggi mi sento proprio un bel topolone.

lunedì 1 febbraio 2010

Pilulon Pink Pour Mon Canaron

Dialogo con mia mamma, la mita delle mite...


Anastasia: - Ti posso chiamare MAMONE?

Mita: No.

- Perché no?!

- Smettila.

- Ma dimmi almeno perché!

- Mi sembra una parolaccia!


Queste porcate le dica a sua sorella, eh!

giovedì 28 gennaio 2010

Un paese ci vuole

Se appaio in versione notturna significa che sono, come sono, dai miei. Ho un turbinio di impressioni e riflessioni che quasi sicuramente non riuscirò a esprimere. Stasera sono stato al falò della gioeubia: mio padre ha dato la notizia a cena e mia mamma ed io ci siamo detti “perché no? ci saranno le frittelle e il vin brulé”. Invece niente frittelle.

Ho ancora una strana sensazione sulla faccia, del calore del fuoco dopo il freddo pungente. Non ricordo di preciso l’ultima volta che sono stato a un falò della gioeubia: per me quei falò sono quelli che fino alla prima adolescenza vedevo insieme a mia nonna, nella piccola frazione in cui viveva, veramente nel mezzo del nulla. A volte c’era anche mia zia. Mi spaventava vedere la furia del fuoco accanirsi contro quella povera vecchietta e confesso che un po’ mi ha scosso anche stasera. Era bello stare lì con mia nonna, insieme a una piccola comunità di amici, conoscenti e, alla peggio, facce note. Poi si tornava a casa; ricordo che lei si affrettava perché c’erano Dallas o Telemike che le piacevano tanto, mentre io mi preparavo per andare a letto o finivo di ripassare qualcosa.

Stasera mi ha fatto specie ritrovarmi nella provincia più profonda, nell’oratorio in cui ho passato tante domeniche pomeriggio e in cui non entravo da anni. È un luogo comune, ma mi è sembrato tutto più piccolo: dal bar con i biliardini, al salone per gli spettacoli, agli spiazzi fuori. Saranno passati almeno dieci anni da quando ci sono stato l’ultima volta, forse con i miei cugini bambini. Non tutti i ricordi legati a quel posto sono belli, ma questa è un’altra storia.

Più che il luogo, sono però state le persone a colpirmi: provinciali nel senso proprio e per nulla spregiativo del termine, gente che si infila un cappellaccio ed esce, che compra le scarpe ogni tre o quattro inverni, quando serve. Gente che "le cose buone di pessimo gusto". Gente semplice, gente che si diverte e ride di cuore per uno spettacolino imbarazzante. Non c’è spregio nelle mie parole, anzi il contrario e piuttosto rammarico se il cinismo rende aridi.

Ho visto dei volti noti, alcuni cresciuti e altri invecchiati, ma tutti sereni. Come al solito mi sentivo un po’ fuori luogo: il più alto, con un’aria forse più urbana, forse meglio vestito ma neanche troppo. Una maestra d’asilo che circolava già ai miei tempi era ancora lì e anzi ha partecipato allo spettacolino, osannata da una ciurma di marmocchi urlanti. Un ragazzo che vedevo anni fa teneva in braccio una bambina e aveva accanto una donna che era sua moglie o la sua compagna: erano lì quasi a sbattermi in faccia una "normalità" che non vivrò mai.

Mi sono sempre sentito stretto in provincia, che giudicavo mediocre e asfissiante. Ho sempre sognato di andarmene e me lo dicevano in tanti che qui non c’entravo niente, che tu figurati se rimani qui. Vedendo tanto sicuro tepore e confrontandolo con il freddo della città, mi chiedo se invece ora non stia troppo largo. Se non abbia fatto il passo più lungo della gamba. A volte mi capita di non riuscire a dormire per l’ansia di non far bene il giorno dopo e ho l'impressione che problemi come questi non sfiorino la gente di qui. O forse il punto è che comunque loro sono a casa propria, al sicuro. Insomma non mi sembrano soli, loro.

mercoledì 27 gennaio 2010

La filosofia nel boudoir

«Ciao bello come va? Passate bene le feste? Come ti va la vita? Bacio»: è la trascrizione di un sms (copyright Potinobellissimo) che ho ricevuto poco dopo Natale. Non ci sarebbe nulla di strano, se il mittente non fosse un tizio che non sentivo da un anno e mezzo e che l’ultima volta che ci siamo visti - casa mia, estate 2008, appunto un anno e mezzo fa - mi ha sfasciato il divano, quel porco! In verità il danno l’avremmo combinato insieme, sennonché lui non è propriamente un peso piuma e quindi la colpa è soprattutto sua.

Comunque, tornando all’sms, il sottotesto era chiaramente «Ti va di scopare uno di questi giorni?». All’inizio, nonostante quel «bello», non volevo rispondergli, ma poi ovviamente l’ho fatto, con tiepida calma: dai che glie ridai, dai che glie ridai, stasera passerà a trovarmi, diciamo così.

Lo spaccadivani risponde abbastanza bene ai miei gusti: genere patatone e forse anche troppo, capelli castani e occhi azzurri. Quando l’ho conosciuto era un laureando alla Bocchoni (detto à la Sergiò Vastanò) e mi piaciucchiava. Poi però la cosa è andata a scemare e dopo i giorni hot ci siamo visti forse solo un paio di volte, sempre con lieto epilogo. Per stasera però non sento la minima emozione: d’accordo, berremo qualcosa e daremo il colpo di grazia al mio povero divano. Non che non mi vada, figuriamoci, ma neanche spasimo.

Tra un po’ mi incamminerò rassegnato verso casa. Rassetterò e passerò il fido Swiffer, amato quasi quanto l’immenso Canarone. Mi laverò e mi lubrificherò; accenderò un incenso e riesumerò dai cassetti a doppio fondo l’attrezzatura bondage. Farò dello stretching, che non si sa mai. Quindi, avvolto in un candido kimono, lo aspetterò leggendo il kamasutra, pronto al sacrificio.

martedì 26 gennaio 2010

Pilules Pink Pour Personnes Pâles # 23

True love waits,

l’amore vero sa aspettare.


sabato 23 gennaio 2010

One Art

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano fatte

per essere smarrite, che perderle non è un disastro.


Si perde qualcosa ogni giorno. Passa il malumore

per le chiavi che non trovi, per l’ora sprecata.

L’arte di perdere non è difficile da imparare.


Con il tempo ti abitui a perdere di più e più in fretta:

luoghi e nomi e dove sognavi di andare.

Nessuna di queste perdite sarà mai un disastro.


Ho perso l’orologio di mia madre e, guarda!,

anche l’ultima o penultima delle mie tre case.

L’arte di perdere non è difficile da imparare.


Mi sono lasciato alle spalle due città, entrambe belle,

e, più vasti, alcuni reami, due fiumi, un continente.

Mi mancano, ma non è stato un disastro.


-- Neanche perdere te (la voce gioiosa, il gesto

che amo), mi smentirebbe. Così ti mostro

che l’arte di perdere non è difficile da imparare,

anche se potrebbe sembrarmi (scrivilo!) un disastro.


(E. Bishop)


The art of losing isn't hard to master;

so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn't hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother's watch. And look! my last, or
next-to-last, of three beloved houses went.
The art of losing isn't hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn't a disaster.

-- Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan't have lied. It's evident
the art of losing's not too hard to master
though it may look like (write it!) a disaster.

venerdì 22 gennaio 2010

La Posta di Anastasia (III)

Buongiorno a tutti, amici miei di myspace,

anche se qualche stronzone tra voi deve avermela tirata: alla faccia dei miei ultimi “sono felice” e “sto bene”, tra ieri e ieri l'altro ho avuto una febbre da stallone. Poveriiiiino me, solo come un cane e senza neanche uno straccio di Poto a curarmi. Però ho imparato la lezione: mai mettersi un leggero cappottino bon ton, anche se nuovo, quando fuori ci sono meno due gradi. Ora sto bene, forse non pimpante come Canarone, ma comunque in grado di riprendere la mia rubrica di posta: lo devo ai miei lettori, sì sì, che l’aspettano con frenesia; lo devo a chi mi ha scritto speranzoso in una risposta. Non posso deludere nessuno. Avevo detto che la febbre è passata?


Cara Anastasia,

ho un disperato bisogno di un tuo parere. Ho 27 anni, anzi quasi 28, e sono un ragazzo intelligente, spiritoso, sensibile, forse non bellissimo ma di sicuro neanche brutto, comunque sessualmente appetibile. Inoltre, igienista, sto molto attento ad avere un alito al mentolo e sono sempre ben lubrificato dalla testa ai piedi. Ciò nonostante la mia condizione tipica è la singletudine e questo mi rattrista. Mi guardo intorno, vedo i miei amici quasi tutti fidanzati e mi chiedo che cosa abbia io in meno di loro. Credo niente, anche perché alcuni sono proprio cessetti e/o ignorantelli. Mi sento solo, scoraggiato e a volte mi chiedo che cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo. Secondo te perché non trovo nessuno?

Un grande bacio, dove vuoi tu, C. (che spera nell'anonimato)


Caro C. che sta per Calimero,

voglio innanzitutto incassare il grande bacio che mi mandi e contraccambiarlo, moltiplicandolo. In secondo luogo, il mio sincero plauso per la lubrificazione. Rispetto a quanto mi chiedi, la prima regola è non piangersi mai addosso. La seconda, correlata alla prima, è creare occasioni di incontro. La terza, correlata alla seconda, è accogliere il prossimo a braccia e gambe aperte. La quarta, correlata alla terza, è fare un clistere di tanto in tanto.


Cara Anastasia,

avrei un problemuccio un po’ imbarazzante e di cui mi vergogno assai. Non so neanche come parlartene in modo carino... potrei usare perifrasi e metafore, ma sono pugliese e non sono sicuro che capiresti. Quindi meglio essere diretti: ho i peli del culo molto lunghi. Ma lunghi per davvero, e folti, tipo foresta Amazzonica. È imbarazzante quando il mio fidanzato vuole impiumarmi e non trova la strada, capisci? Non dirmi di rasarli, che poi ricrescono dopo mezz’ora e pungono che sembra che c’abbia un riccio nel culo; la crema depilatoria mi irrita il Frejus; quella decolorante non risolve il problema e per la ceretta “lì”, lo capisci da solo, non se ne parla.

So che solo tu puoi darmi il giusto consiglio, aiutami!

Cespuglio ’81.


R:

Caro Cespuglio ’81,

hai senz’altro interpellato la persona giusta. Visto che estirpare quel piumino per spolverare che hai lì dietro sembra impossibile, ti consiglierei di aggirare l’ostacolo. Infatti un difetto ben valorizzato si può trasformare in un pregio. Perché dunque non considerare il tuo cespuglio come il pompon di una maliziosa coniglietta di Playboy? Oppure, perché non stupire il tuo fidanzato con dei colpi di sole? O magari una sera potresti piastrarti i peli e fermarli con sfiziose mollettine, un’altra farti due codini sbarazzini o, un’altra ancora, raccoglierli in eleganti chignon.


Cara Anastasia,

perché non mi hai aggiunto su facebook?

Enrico Siringo.


R:

Caro Enrico Siringo,

lo farei, ma conosco solo il tuo buffo nickname.

martedì 19 gennaio 2010

Pilules Pink Pour Personnes Pâles # 22

Volevo dirmi che sono felice, che non ho tempo di spiegare il perché.

E poi, se lo faccio, magari mi passa.


I feel loved, honestly
I feel loved, this honestly

lunedì 18 gennaio 2010

La Posta di Anastasia (II)

Cari amici miei di myspace,

confesso di aver dubitato del vostro affetto e di essermi sentito come un tenero cagnetto abbandonato all’Autogrill. Invece, aprendo la posta, mi sono dovuto ricredere: decinaia e decinaia di mail, affettuose, adoranti, devote. Grazie, amici miei di myspace, grazie. Però, a rischio di sembrare ingrato, vi chiedo una cortesia: non allegate troppe foto, perché altrimenti mi intasate la casella di posta. È sufficiente una sola foto con un bel primo piano dei genitali, se possibile con un’espressione intelligente (tanto le facce, vista una, viste tutte). Buona lettura!


Cara Anastasia,

da quando leggo il tuo blog sono diventato paranoico e mi sembra di vederti ovunque. Per caso sabato scorso sei stato all’“Oasi del gelato”?

Grazie in anticipo per la risposta, un abbraccione.


R:

Caro lettore,

mi spiace deluderti, ma sabato scorso ero al “Paradiso dell’hot dog” (in un certo senso).


Cara Anastasia,

ti seguo da tempi non sospetti e penso di non esagerare definendomi il tuo più grande fan. Nella blogosfera si vocifera che tu sia un bel tronco di pino, anzi: non si parla proprio d’altro. Che sia vero o meno, qual è il tuo segreto? G.


R:

Il pompelmo, tesoro, il succo di pompelmo.


Cara Anastasia,

ti scrivo perché ho un problema... i miei amici mi prendono in giro xkè sono ignorante come una capra... cioa, a volte dico “a me mi”... come sai ho anche un blog (ma ti prego di non dire il mio nick) e mi dicono che faccio un sacco di errori... tu invece sei sempre impeccabile e sembri così colto... ma come fai? hai studiato in un collegio svizzero?

M.


R:

Uh, sì, uno dei più svizzerosi.


giovedì 14 gennaio 2010

La Posta di Anastasia

I sacchi della posta si accumulano, quindi ho selezionato due fra le migliaia, ma cosa dico migliaia? milioni!, ma cosa dico milioni? miliardi!, ma cosa dico miliardi? ...insomma, ho selezionato due fra le due lettere che mi sono arrivate. Anzi, una (l’altra l’ho dovuta inventare, ché mi intristiva tenere una rubrica di posta con una sola lettera, ma ssshhh!).


Cara Anastasia,

sono un signore di mezza età, ancora piacente, segretamente appassionato di antiquariato e di travestitismo. Ti scrivo perché ho un problema: spesso mi sento triste perché mi sembra che le uniche persone ad amarmi siano mia madre, i camionisti e i marinai in libera uscita. Come fai tu ad essere così amato da tutti?

Grazie in anticipo e complimenti vivissimi per il tuo blog. M.


R:

Caro giurassico,

il segreto sta sicuramente nell’aprirsi agli altri, anzi direi proprio nello spalancarsi. Come diceva, con il suo proverbiale garbo, Patrizia “Pattilago” Griffini: «Amo, ascolta, ci vuole attitude». Se tutto ciò dovesse risultarti troppo difficile, fai come me e concentrati sulla cosa più importante che abbiamo: i capelli. L’ideale sarebbe lavarli a secco, ma mi rendo conto che ciò non sia sempre possibile. In compenso puoi fare impacchi bisettimanali con Bilba midollo e placenta, però ricorda: dopo il lavaggio, asciugali bene con una salvietta, limitando il più possibile l’uso di quella vera e propria piaga che è il phon.


Cara,

vorrei sottoporti la mia situazione. Da un po' di tempo c'è un ragazzo che mi arrapa. Lo inseguo per tutta Milano, sarei disposto anche ad andare a ballare la house al Barbarella per lui. Ma codesto bel giovine continua a negarsi. Non riesce ad avere fiducia nel prossimo e ad abbandonarsi alla sola verità possibile: che con uno come me potrebbe anche innamorarsi.

Che fare?

Mi raccomando l'anonimato. Ti bacio, J.


R:

Caro arrapato,

è probabile che il “bel giovine” di cui sei invaghito abbia solo molta paura: non è facile dimenticare le cadute, anche quando le ferite si sono cicatrizzate. Il che però è anche un bene. Più in concreto, ti consiglio di stazionare al Barbarella e lì chiedere di Pilar Palabundo. Nel caso ci sia, attacca bottone offrendogli un lecca lecca; se poi ricevi segnali positivi, proponigli di ballare il passo slip.

mercoledì 13 gennaio 2010

Ah, eccovi qua ancora

Oramai sono più vicino ai 30 che ai 12 e non c’è più molto tempo per realizzare i miei sogni. Uno di questi è avere una mia rubrica di posta, come Sabrina Impacciatore. Quindi, amici miei di myspace, scrivete senza indugio alla vostra simpaticissima Anastasia (eseggam@gmail.com, anche in forma anonima). Pubblicherò periodicamente lettere e risposte e ne sarò davvero e veramende condenda. Ricordate, eseggam@gmail.com, perché voi siete i migliori.


continuate così, yeah!

martedì 12 gennaio 2010

Mi ha fatto specie tornare tra i banchi di scuola, ma tant’è: sono tornato tra i banchi di scuola. Novella Britney dei tempi d’oro, annuendo di tanto in tanto mi sforzavo di mimetizzare il proverbiale sguardo della vacca che guarda passare i treni - ma non ho potuto trattenermi dal giocherellare con i miei codini, sbattere civettuolamente le ciglia finte e smangiucchiare ambiguamente la penna.

Purtroppo c’era una professoressa e non un professore, io che ero pronto a sedurlo come in ogni relazione paziente-analista che si rispetti. La tizia assomiglia alla Marchesini versione sessuologa, anche se, quando ha stretto le palpebre dicendo che voleva fare una “piiiiiccola riflessione” sembrava impossessata dalla Littizzetto versione riiiiiso cantoneeeeese. Noi comunque, per comodità, la chiameremo Merope. Merope portava un tailleurino d’ordinanza con top che lasciava intravedere lo spacco fra due belle poppeappera che devono aver fatto la gioia di molti palpeggiatori; un caschetto con frangetta fuorimoda sovrastava occhialini tondi che a loro volta stavano sopra un delizioso nasetto e un simpatico sorriso con corredo di fossette. Anche lei è simpatica, nonostante ci abbia letto una fiaba su di un’aquila e un gabbiano (non posso dire cosa mi sono cadute, ma mi sarebbe stato utile un reggipalle). Ed è pur sempre una bella figheira, nonostante il minus di avere l’utero e nostante usasse parole alla moda come big boss, sound, o locuzioni come non rimanere passivi, che tutti lo dicono ma in pochi lo fanno.



Sono più sbadato di Antonella Elia, non ho precisato di che razza di corso si tratta: ebbene, public speaking. Un corso, come ha detto Merope, per controllare l’ansia, migliorare i propri punti di forza e trovare un proprio stile (ma tesoro, mi hai guardato?).

Mi incuriosiva molto conoscere gli altri partecipanti al corso e devo dire che sembravamo scelti per partecipare a un reality. Età media (che io abbassavo DI MOLTO) sui trentacinque-quaranta, c’erano un architetto, un orafo, una diplomatica (le preferisco la torta), un paio di studenti, un paio di spazzini, un paio di bancari, un tranviere, un istruttore di guida, una guida turistica, un’avvocatessa, un giovane avvocato, una neuro-psichiatra e altre persone che ora non ricordo. Ricordo invece molto bene il giovane avvocato, anche se in quella categoria ho già dato. Alcune delle facce rendevano altamente improbabile uno degli slogan propinatocisivici da Merope, ovvero che “Il vostro stile sarà ricordato per anni.”

Conosco le professioni di tutti perché durante la prima lezione Merope ci ha chiesto di fare una breve autopresentazione, come nei circoli degli alcolisti anonimi, paro paro. Dovevamo dire lavoro, hobbies, lati positivi, curiosità, motivo di iscrizione al corso: così ho scoperto che Tizio ama proprio tanto viaggiare, che Caio, il buon vecchio Caio, ha il pollice verde, che Sempronio è pugliese e peggio per lui. Tra i partecipanti c’era ovviamente anche il vostro ficus beniamino, ovvero living legend Anastasia Beaverhausen. Però, siccome a) sono riservato, b) soffro da sindrome da primo della classe, c) voglio sempre fare la voce fuori dal colon, d) i miei hobbies non sono bon ton, e) mi hanno insegnato che less is more, quando è arrivato il mio turno ho semplicemente cinguettato: “Ciao, mi chiamo Anastasia e faccio il bla bla. I miei lati positivi sono ben mimetizzati. Sono qui perché vorrei diventare più autorevole e meno gallina.” Fu vera gloria? Di certo il confine tra l’essere apparso arguto o un completo idiota è molto labile.

venerdì 8 gennaio 2010

Pensavo a che mondo sarebbe senza un amico trombetta. Ad aspettare il tuo principe azzurro, «who never comes, yet is not entirely disproved», possono venirti le ragnatele; senza contare che se non lo usi per troppo tempo, poi cade.

Con l’amico trombetta si possono fare cose che con la persona che ami magari non faresti. O dire cose che non diresti, anche se nell’intimità in genere mi fa ridere il linguaggio da film porno. Diciamo pure che l’ideale sarebbe limitarsi a mugugnare, muggire o dire cose come “oooh sì dai”, “cosììì”, “fai piano!”, “ahi!”, “ma è già dentro? non me ne ero accorto”.

Prendi invece il mio amico Cazzo di Ferro: qualche tempo fa mi ha detto di «scopargli la bocca». Fortunatamente era preso da altro e non ha fatto caso alla mia faccia.



good loving's not always from the heart (?)